venerdì 4 gennaio 2013

Salesiani, educatori «come don Bosco»


La Congregazione Salesiana si prepara a vivere il bicentenario della nascita di san Giovanni Bosco, che ricorrerà nel 2015. E lo fa, oltre che con ricche iniziative a livello mondiale, attraverso la lettura e la meditazione delle strenne che il Rettor Maggiore invia ai salesiani ogni primo gennaio.

L'anno scorso, don Pascual Chávez ha invitato tutti all’approfondimento della conoscenza storica di don Bosco. Quest'anno chiede invece di riflettere sulla pedagogia salesiana, mentre il prossimo anno sulla spiritualità.

Queste tre strenne, in particolare, vogliono preparare così la Congregazione Salesiana –ma anche quanti sono coinvolti nell'educazione dei giovani – a vivere l’evento del bicentenario del santo dei giovani con una giusta preparazione culturale e spirituale.

Il tema di quest'anno è "Come don Bosco educatore, offriamo ai giovani il Vangelo della gioia attraverso la pedagogia della bontà", accompagnato dal versetto paolino «Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi» (Fil 4,4).

Don Pascual Chávez spiega come sia importante conoscere Don Bosco educatore dal punto di vista storico per poter svolgere la missione salesiana in un mondo che non è più quello dell'Ottocento, ma uno nuovo.

La domanda che un salesiano si pone oggi, davanti alle profonde trasformazioni sul piano culturale, sociale, economico, politico, religioso (anche tecnologico!), è come vivere il “Sistema Preventivo” (il metodo educativo di don Bosco, fiore all’occhiello della pedagogia e della spiritualità salesiana) in un mondo divenuto un “villaggio globale”?

Non c’è aggiornamento senza storia, dice il Rettor Maggiore, perciò è importante in don Bosco “analizzare come sia stato diverso il suo operare per i giovani, per il popolo, per la Chiesa, per la società, per la vita religiosa e anche come diverso sia stato il suo modo di educare i giovani del primo Oratorio festivo, del piccolo seminario di Valdocco, dei chierici salesiani e non salesiani, dei missionari”.

Una volta studiato ciò che ci è stato trasmesso dal passato, “occorre tradurre nell’oggi le grandi intuizioni e virtualità del Sistema Preventivo, a vantaggio della formazione di giovani “nuovi” del sec. XXI, chiamati a vivere e confrontarsi con una vastissima e inedita gamma di situazioni e problemi”.

Don Pascual sottolinea, infine, che “Ragione, religione e amorevolezza” sono oggi, più di ieri, elementi indispensabili all’azione educativa e fermenti preziosi per dar vita ad una società più umana, in risposta alle attese delle nuove generazioni.

© Avvenire - Antonio Carriero

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