È ancora diffuso fra
molti il dualismo “mondo reale-mondo virtuale”, “gente reale-gente virtuale”,
e, peggio, “comunità reale-comunità virtuale”.
La prima, come si intuisce dall’aggettivo, sarebbe la migliore e la più completa.
«Finché si dirà che per vivere relazioni reali bisogna chiudere le relazioni in rete» ribatte padre Antonio Spadaro su Avvenire a chi vede nella Rete il forte rischio di isolamento, «si confermerà la schizofrenia di una generazione che vive l’ambiente digitale come un ambiente che vive di banalità effimere».
La prima, come si intuisce dall’aggettivo, sarebbe la migliore e la più completa.
«Finché si dirà che per vivere relazioni reali bisogna chiudere le relazioni in rete» ribatte padre Antonio Spadaro su Avvenire a chi vede nella Rete il forte rischio di isolamento, «si confermerà la schizofrenia di una generazione che vive l’ambiente digitale come un ambiente che vive di banalità effimere».
La comunità
cristiana va oltre le mura parrocchiali, i conventi, le clausure, i seminari, i
noviziati; trascende ogni spazio fisico e temporale.
Nella catechesi
sull'Anno della Fede del 31 ottobre 2012, il Papa puntualizza che
la Chiesa è infatti la comunità che porta il Vangelo nel
tempo e nello spazio.
E la presenza di Benedetto
XVI su Twitter ce ne dà l’esempio.
Il Papa precisa che
la comunità cristiana è un popolo "cattolico, che parla lingue nuove,
universalmente aperto ad accogliere tutti, oltre ogni confine, abbattendo tutte
le barriere".
“Dio” – aggiunge il
Papa – “attraverso una comunità credente che è la Chiesa [...] mi inserisce
così nella moltitudine dei credenti in una comunione che non è solo sociologica
(e io direi anche fisica), ma radicata nell'eterno amore di Dio".
Il popolo della
Rete è anche quella "moltitudine dei credenti" che vive la sua
"comunione radicata nell'eterno amore di Dio" anche nella
"comunità digitale".
“Le comunità
cristiane sono chiamate a mostrare l'azione trasformante della grazia di Dio,
superando individualismi, chiusure, egoismi, indifferenza e
vivendo nei rapporti quotidiani l'amore di Dio" (Benedetto
XVI, Udienza Generale, 28 novembre 2012).
Individualismo,
chiusura, egoismo e indifferenza sono le malattie di una comunità fisica chiusa
in se stessa, una sorta di "camera a gas" (come canta Gianna Nannini), che non permette ai suoi membri di crescere nella carità delle
relazioni interpersonali.
Paradossalmente, la
comunità virtuale ha visto sbocciare molte volte delle belle e buone
relazioni fra i suoi membri.
La Rete, non di
meno della comunità cosiddetta "reale" (quale potrebbe essere una
comunità di religiosi!) è - se pur in modo differente - un altro contesto per
intessere delle buone relazioni e soprattutto per vivere il proprio Credo. Non
va quindi snobbata, sminuita, perché la Rete non è finta.
Antonio Carriero

Nessun commento:
Posta un commento