Per qualcuno, la signora Janell Burley Hofmann è la "mamma del 2013" perché ha regalato un iPhone a
suo figlio di 13 anni. Per me è solo una madre che ha messo suo figlio Gregory nelle condizioni di imparare
ad usare responsabilmente un cellulare di ultima generazione.
Per leggere il caso, vi rimando direttamente al sito de IL POST, o sul blog di mamma Hofmann, in cui ella stessa ha pubblicato il famoso contratto cui ha sottoposto suo figlio per un corretto uso dell'Iphone: janellburleyhofmann.com .
Oggi è fondamentale educare i ragazzi al
corretto uso dei media. Un genitore che non educa suo figlio a vivere bene
nel Continente Digitale è come lasciarlo in balia della strada, perché “il
cyberspazio è vasto" scrive la Hofmann a suo figlio, "e molto più forte", e una
foto o un commento sbagliato, una volta pubblicato, è di dominio pubblico. E
riparare a quell'errore diventa un lento calvario, “soprattutto
quando si tratta di una cattiva reputazione”.
Le 18 regole che accompagnano
l'iPhone non sono altro che un supporto, il punto di partenza di un lungo processo di
responsabilizzazione del ragazzo.
Tuttavia, le regole non bastano. C'è un ingrediente importante che batte in efficacia ogni regola, che prima mamma Margherita e poi don Bosco ci insegnano: l'esempio.
Spero che la signora Hofmann utilizzi il
suo iPhone proprio come ha consigliato di fare a suo figlio.
In questo, ci viene in aiuto il poema proposto dal Rettor Maggiore nel commento alla Strenna 2013, "un messaggio per ogni adulto consapevole educatore, perché i bambini e i
ragazzi guardano e fanno quello che fai, non quello che tu dici ("o le regole che scrivi").
Quando i ragazzi guardano a mamma e papà
senza farsene accorgere, i genitori si giocano la loro credibilità.
Antonio Carriero

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