Don Bosco rimane ancora oggi un indiscusso esperto in
Comunicazioni Sociali.
Lo è stato a suo tempo, redigendo numerosi libri per
difendere e sostenere la fede del popolo, lo è ancora oggi, con il suo genio imprenditoriale,
sorretto dalla fede e da un cuore apostolico.
Le comunicazioni sociali, allora, altro non erano che la stampa. Ma questo potente mass media, don Bosco l’ha sfruttato al massimo. Senza contare i numerosi libri pubblicati.
Non ambiva ad essere riconosciuto come giornalista, ma scrivere gli piaceva. Ed
era onesto con se stesso: per essere un giornalista serio occorre disporre di
molto tempo per informarsi sui fatti e poi scriverne; don Bosco, umilmente, ha
lasciato quella nobilissima arte ad altri, senza abbandonare comunque l’idea di evangelizzare
il popolo con la carta stampata, scongiurando i suoi salesiani di “non
trascurare questa parte importantissima” della loro missione, cioè quella
editoriale.
Come Dio ha “rigenerato” l’uomo grazie alla Sacra Scrittura, scrive don Bosco: “non esito a
chiamare Divino questo mezzo”, il libro, accostando alla stampa altre formule
comunicative (la
musica, i teatrini, le accademie) che rendessero fruibile il Vangelo ai più piccoli, i più semplici,
e non solo agli “ultimi” della Torino ottocentesca.
Tutto questo rientrava in
quel sistema pensato da don Bosco per salvare le anime dei giovani che incontrava.
Sistema! È il termine che il Santo fece
suo per riferirsi – usando le parole del Rettor Maggiore dei salesiani, don Egidio
Viganò (1920 – 1995) – a “un insieme organico di convinzioni, di atteggiamenti,
di azioni, di interventi, di mezzi, metodi e strutture, che ha costituito progressivamente
un caratteristico modo generale di essere e di agire, personale e comunitario
di don Bosco, dei singoli salesiani e della Famiglia”.
Antonio Carriero

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