lunedì 5 gennaio 2015

«Un anno per scavare nel cuore dei giovani»


Pubblico di seguito la mia breve intervista con don Enrico Stasi, superiore dei salesiani del Piemonte, apparsa su su Avvenire il 16 dicembre 2014, nella rubrica settimanale "Con Don Bosco".


di Antonio Carriero
Avvenire

Il bicentenario di don Bosco è una grazia che porta con sé molta emozione e responsabilità». Le parole di don Enrico Stasi, superiore dei salesiani di Piemonte-Valle d’Aosta e Lituania sono quelle di un salesiano che da agosto scorso è stato posto a custodia della terra di don Bosco. Proprio dalla casa madre di Valdocco (Torino) - dove il santo dei giovani ha posto le fondamenta del suo oratorio - don Stasi è coinvolto in prima persona nell’accoglienza dei moltissimi giovani e dei pellegrini che arriveranno da tutte le parti del mondo per visitare e pregare sui luoghi di don Bosco, davanti alla Sindone, incontrare papa Francesco il 21 giugno prossimo a Torino e vivere l’atteso Confronto mondiale dei giovani ad agosto.

Una delle più grandi responsabilità, secondo don Stasi, è che il carisma educativo di don Bosco diventi sempre più vivo, compiendo scelte concrete e lungimiranti per il bene dei giovani. «Il bicentenario ha richiesto innanzitutto una lunga preparazione spirituale di tre anni, dove la Famiglia salesiana sparsa nel mondo ha approfondito la conoscenza storica di don Bosco, la sua pedagogia e la sua spiritualità – spiega il superiore – poi uno sforzo organizzativo che ha coinvolto la Chiesa locale e le autorità civili».

In modo particolare, don Stasi evidenzia il ruolo decisivo svolto dall’Arcidiocesi di Torino perché l’anno bicentenario fosse un vero progetto pastorale dedicato a tutti i giovani. Ma tutto questo lavoro, se non scava nei cuori dei giovani che passeranno dai luoghi santi salesiani, rischia di ridurre il bicentenario a semplici celebrazioni ed eventi, per quanto belli e coinvolgenti, senza per questo permettere un rinnovamento per tutta la Congregazione e, in modo particolare, per i salesiani presenti in Piemonte. «Spero invece che sia un anno in cui gli adulti siano meno concentrati sulla giovinezza ma più attenti ai giovani con le loro domande, i loro autentici bisogni e i loro sogni – puntualizza – e offrano loro concrete opportunità educative e formative con sbocchi occupazionali e ruoli nella società civile».

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