Pubblico di seguito
la mia breve intervista con don Enrico Stasi, superiore dei salesiani del Piemonte, apparsa su su Avvenire il 16 dicembre 2014, nella rubrica settimanale "Con Don Bosco".
di Antonio Carriero
Avvenire
Il bicentenario di don Bosco è una grazia
che porta con sé molta emozione e responsabilità». Le parole di don Enrico
Stasi, superiore dei salesiani di Piemonte-Valle d’Aosta e Lituania sono quelle
di un salesiano che da agosto scorso è stato posto a custodia della terra di
don Bosco. Proprio dalla casa madre di Valdocco (Torino) - dove il santo dei
giovani ha posto le fondamenta del suo oratorio - don Stasi è coinvolto in
prima persona nell’accoglienza dei moltissimi giovani e dei pellegrini che
arriveranno da tutte le parti del mondo per visitare e pregare sui luoghi di
don Bosco, davanti alla Sindone, incontrare papa Francesco il 21 giugno
prossimo a Torino e vivere l’atteso Confronto mondiale dei giovani ad agosto.
Una delle più grandi responsabilità,
secondo don Stasi, è che il carisma educativo di don Bosco diventi sempre più
vivo, compiendo scelte concrete e lungimiranti per il bene dei giovani. «Il
bicentenario ha richiesto innanzitutto una lunga preparazione spirituale di tre
anni, dove la Famiglia salesiana sparsa nel mondo ha approfondito la conoscenza
storica di don Bosco, la sua pedagogia e la sua spiritualità – spiega il superiore
– poi uno sforzo organizzativo che ha coinvolto la Chiesa locale e le autorità
civili».
In modo particolare, don Stasi evidenzia
il ruolo decisivo svolto dall’Arcidiocesi di Torino perché l’anno bicentenario
fosse un vero progetto pastorale dedicato a tutti i giovani. Ma tutto questo lavoro,
se non scava nei cuori dei giovani che passeranno dai luoghi santi salesiani,
rischia di ridurre il bicentenario a semplici celebrazioni ed eventi, per
quanto belli e coinvolgenti, senza per questo permettere un rinnovamento per
tutta la Congregazione e, in modo particolare, per i salesiani presenti in
Piemonte. «Spero invece che sia un anno in cui gli adulti siano meno
concentrati sulla giovinezza ma più attenti ai giovani con le loro domande, i
loro autentici bisogni e i loro sogni – puntualizza – e offrano loro concrete
opportunità educative e formative con sbocchi occupazionali e ruoli nella
società civile».

Nessun commento:
Posta un commento