Ieri i primi cristiani che avevano visto Gesù risorto furono mandati da lui stesso a portare i suoi insegnamenti ai pagani e agli ebrei. E non è stato un gioco da ragazzi! Lo dimostra il loro sangue, il loro impegno, la loro determinazione e il coraggio di non essersi voltati indietro di fronte alla minaccia di morte. Ma per loro è stata anche un’avventura entusiasmante.
Se avete in
mente un bambino di pochi mesi che gira per casa a gattoni, eccovi una riproduzione della chiesa primitiva, che cominciava a mettersi
in piedi, ad inciampare e a rialzarsi ogni volta che la voce di
Cristo, come la mamma al suo piccolo, gli diceva “Coraggio, dammi la
mano, sono qui vicino a te e non me ne vado”.
Oggi,
noi giovani cristiani del 2013, siamo quella chiesa che ieri gattonava e
piangeva. Siamo una chiesa giovane, non vecchia come pensa qualcuno. Ma in quale
fase della crescita siamo, adesso? Siamo - anche se 2013
anni possono illuderci del contrario - all’età dell’adolescenza
della chiesa, perché l’adolescenza è l’età in cui si sta ancora crescendo (dal latino adolescere, cioè crescere) e Noi-Chiesa stiamo ancora crescendo. Quante cose stiamo ancora
imparando! Quante cose stiamo ancora scoprendo! Quante cose non abbiamo ancora
capito di Gesù e dei suoi insegnamenti!
E
come “cristiani adolescenti” ci stiamo scoprendo sempre più simili a Dio
Padre, fatti d’amore e per l’amore.
Il
Papa ha voluto dedicare questo anno alla fede, per meglio comprenderla, viverla
e testimoniarla. Per quanto ci riguarda, in tutti questi anni di catechismo, di
presenza in parrocchia, in particolare alla Messa, abbiamo cercato di capire
cosa sia la fede, come vivere da
ragazzi di fede, come testimoniarla…
Ringraziamo Dio per i tanti testimoni della fede che abbiamo incontrato, che ci hanno insegnato con uno sguardo, con un gesto, con una parola… che siamo più buoni di quanto credevamo, che siamo più accoglienti di quanto speravamo, che siamo più cristiani di quello che nascondevamo.
Ringraziamo Dio per i tanti testimoni della fede che abbiamo incontrato, che ci hanno insegnato con uno sguardo, con un gesto, con una parola… che siamo più buoni di quanto credevamo, che siamo più accoglienti di quanto speravamo, che siamo più cristiani di quello che nascondevamo.
Quando uno è contento di dire “Io credo
in Dio padre onnipotente” a Messa è uno che vuole urlare, costi quel costi, la "buona notizia" a
chiunque incontri, a vicini e lontani.
La
Cresima che i ragazzi ricevono è il dono che Dio fa loro della sua assistenza efficace tutti i giorni, anche quando si troveranno in situazioni in
cui rimanere fissati in Cristo sarà molto difficile. E a differenza
dei primi cristiani, oggi siamo chiamati a portare con gioia il Vangelo in
ambienti che allora non esistevano. Non parlo di altri continenti, ma di un ambiente neonato, la Rete, dove oggi i ragazzi ne sono abitanti, ma che vanno educati a saperci vivere.
In
Rete non portiamo che noi stessi, al di là delle idee e delle informazioni
condivise con un click. I nostri amici non sono stupidi: si accorgono se quello
che scriviamo è coerente con quel che facciamo o diciamo quando siamo faccia a
faccia a scuola o in altri ambienti. Allora si è cristiani anche in Rete, dove
costa tanta fatica quanto in qualsiasi altro ambiente.
Ci sembra strano pensare che Gesù ci invia a portare il suo Vangelo anche in
Internet. Qualcuno lo ha creduto vedendo tempo fa degli
uomini che parlavano nelle piazze di un uomo che si era presentato come figlio di Dio, che era morto per
noi ed era risorto tre giorni dopo. Ci voleva un bel coraggio ad affermare
in giro storie di quel genere. Ma non erano storie. Era la verità. Con lo stesso
coraggio, il Vangelo va portato anche su Facebbok, su Twitter, su qualsiasi
altro blog o sito in cui ci sia un’interazione fra più persone, dove ci sia un io e un tu, un noi.
Per
dirlo con Twitter, saremo autentici “follower” di Cristo nella
misura in cui sapremo stare con lui, valorizzando spazi e tempi di preghiera, accogliendolo nella nostra vita, leggendolo e incontrandolo nella sua Parola e a Messa. Da questo primo
incontro si porterà l’amicizia “stretta” con Dio anche in altri ambienti in cui
incontriamo amici, conoscenti, familiari…
Nella Cresima è Cristo stesso che ci conferma nel suo amore e ci invia ad
essere cattolici sulle strade del mondo, anche in Rete.
Antonio Carriero

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