giovedì 20 dicembre 2012

Cristo è centro della Rete - 1

Cosa c'entra Cristo con la Rete se non che egli ne è il centro?


Il Vangelo in versi, nella Rete, suscita in alcuni quella sorpresa che in altri era nata trovando nell'ultimo romanzo di Harry Potter (I doni della morte) due passi evangelici: Matteo 6,21 (Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore) e la Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 15,26 (L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte).


Ma "cosa c'entra il Vangelo con Harry Potter?" sarà stata la loro domanda. E io rispondo che cosa c'entra  il Vangelo con la musica, con lo sport, con il cinema, con l'ecologia...?

Il Vangelo non "c'entra" (non ci entra!) facendosi semplicemente spazio in qualsiasi contesto della vita umana tanto per esserci, ma il Vangelo "centra" ogni contesto, con la sua incontrovertibile verità. Ecco perché Cristo è il centro anche in Rete, contesto definito "antropologico" perché in esso c'è relazione fra gli utenti.

Un cristiano in Internet non può prescindere da questo centro, proprio come non può evitarlo in altri contesti esistenziali.
Un centro a cui aggrapparsi per non rischiare di fare i cristiani in Rete senza esserlo realmente. La centralità di Cristo si esprime nella qualità delle conversazioni in chat, dai link e dalle immagini condivise. Dalla perseveranza nell'amare gli interlocutori nel Continente Digitale quanto quelli nella propria famiglia, nei propri ambienti vitali.

La Rete fa della "visibilità" un punto di forza: il cristiano rende visibile la sua "ragione di speranza" (1Pt 3,15) con la sua condotta. Gli altri utenti, leggendolo ed osservandolo, possono riconoscere in lui un autentico modo di vivere evangelico.

Antonio Carriero

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