Il Vangelo in
versi, nella Rete, suscita in alcuni quella sorpresa che in altri era nata
trovando nell'ultimo romanzo di Harry Potter (I doni della morte) due passi
evangelici: Matteo 6,21 (Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo
cuore) e la Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 15,26 (L'ultimo
nemico a essere annientato sarà la morte).
Ma "cosa
c'entra il Vangelo con Harry Potter?" sarà stata la loro domanda. E io
rispondo che cosa c'entra il Vangelo con la musica, con lo sport, con il
cinema, con l'ecologia...?
Il Vangelo non
"c'entra" (non ci entra!) facendosi semplicemente spazio in qualsiasi
contesto della vita umana tanto per esserci, ma il Vangelo "centra"
ogni contesto, con la sua incontrovertibile verità. Ecco perché Cristo
è il centro anche
in Rete, contesto definito "antropologico" perché in esso c'è
relazione fra gli utenti.
Un cristiano in Internet non può prescindere da
questo centro, proprio come non può evitarlo in altri contesti esistenziali.
Un centro a cui
aggrapparsi per non rischiare di fare i cristiani in Rete senza esserlo
realmente. La centralità di Cristo si esprime nella qualità delle conversazioni
in chat, dai link e dalle immagini condivise. Dalla perseveranza nell'amare gli
interlocutori nel Continente Digitale quanto quelli nella propria famiglia, nei
propri ambienti vitali.
La Rete fa della
"visibilità" un punto di forza: il cristiano rende visibile la sua
"ragione di speranza" (1Pt 3,15) con la sua condotta. Gli altri
utenti, leggendolo ed osservandolo, possono riconoscere in lui un autentico
modo di vivere evangelico.
Antonio Carriero

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