Cresce la presenza
salesiana su Facebook e Twitter. Parla il Rettor Maggiore don Pascual Chávez:
andiamo là dove vivono i ragazzi.
È possibile catechizzare tramite una minuscola
chat i giovani 'connessi', o condividere con loro pensieri cristiani così da
rendere i più famosi social network un vero e proprio catechismo virtuale?
San Giovanni Bosco educava e catechizzava i suoi
giovani in oratorio, con ogni mezzo a sua disposizione, ma la sua
pastorale non si esauriva lì.
Oggi, più di ieri, i luoghi in cui incontrare i ragazzi per condurli a Cristo si sono moltiplicati. Si sono aggiunti gli spazi, i cosiddetti 'non-luoghi' del continente digitale, Internet.
«Non so cosa farebbe oggi don Bosco – spiega il Rettor Maggiore dei Salesiani, don
Pascual Chávez Villanueva –,
ma so molto bene che cosa ha sempre fatto: servirsi di tutti i mezzi possibili
per comunicare ad altri la fede, il suo senso di Chiesa, la sua passione per la
salvezza dei giovani, la sua scommessa sulla loro educazione, la sua
capacità di coinvolgere ogni tipo di persone nella sua missione.
Perciò creò oratori, scuole, centri di formazione
professionale, costruì chiese, divenne scrittore, mise in piedi tipografie ed
editrici, fondò Congregazioni, inviò spedizioni missionarie». Nella
riflessione di don Chávez Villanueva l’importanza della presenza salesiana nel
mondo digitale: «Ho scritto recentemente che, oltre ai cinque continenti dove ci
troviamo ad operare per i giovani, è assolutamente necessario abitare il nuovo
continente, il 'continente digitale', dove i giovani sono nativi e noi adulti
siamo migranti. Ciò vuol dire che se
siamo su Facebook e Twitter non è per 'snobismo', ma per ragioni di missione:
andare incontro ai giovani lì dove loro abitano e ci attendono».
A tal
proposito, è possibile comunicare virtualmente la fede ai giovani o è
soltanto un’illusione? «Penso che si possa entrare in comunicazione virtuale
con tantissime persone e con loro parlare di Dio, di religione, di etica, di
spiritualità, di teologia, e dare la propria testimonianza – conclude il Rettor
Maggiore –. Se questa
comunicazione diventa sempre più personale, meno accademica e meno virtuale,
allora è possibile comunicare la fede, che è la gioia di aver incontrato Cristo
e scoperto la sua Chiesa e il suo meraviglioso Vangelo e il Regno.
© Avvenire - Antonio Carriero
© Avvenire - Antonio Carriero

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