Intervista a Marco Pappalardo,
cooperatore salesiano, impegnato nella formazione dei giovani.
di Antonio Carriero
su La Stampa e Vatican Insider.
Un libro che viene in aiuto in un momento
in cui la nostra società stenta a trovare lo stile giusto per educare le nuove
generazioni. “Nelle terre dell’educazione. Non si educa bene che col cuore”
(Edizioni San Paolo) è un libro di Marco Pappalardo che si rivolge agli
animatori, docenti, catechisti, genitori e a quanti sono coinvolti
nell’educazione dei ragazzi.
Salesiano cooperatore, Pappalardo si è
avvalso della sua esperienza nel cortile salesiano per offrirci, in venti piacevoli capitoli, alcune fra le sue esperienze più significative. Non si
tratta di un manuale di studio pieno di teorie pedagogiche – precisa perciò su
Vatican Insider – ma di un percorso di vita, in cui dietro ad ogni parola,
frase e pensiero ci sono volti di educatori e ragazzi di ieri e oggi.
Come è nato questo libro?
Ho sempre pensato che per educare non ci
vogliano teorie e teoremi, ma il mettersi in gioco totalmente sbracciandosi le
maniche. Più fatti e meno parole, insomma! Come si fa, però, a far valere
questo scrivendo un libro sull’educazione senza cadere in contraddizione con se
stessi? In fondo, ho sempre detto – tenendo corsi per educatori – che non
esiste fortunatamente un ricettario in questo campo. Così sono semplicemente
partito dalla mia vita, rivedendo nella mente e nel cuore persone, momenti,
eventi, azioni che mi hanno formato e segnato profondamente. In fin dei conti,
non c’è nulla di più concreto della vita.
Quali eventi ti hanno incoraggiato in questo lavoro editoriale?
Ho percorso un viaggio a ritroso in tutti
quei luoghi, fisici e digitali, dai quali ho riportato alla luce esperienze
concrete, realtà che mi “hanno rubato il cuore”, tirato fuori la vocazione
educativa, mettendola in gioco. Tra la meraviglia e la commozione ho pensato
che fosse meglio tenere tutto per me, nell’intimo, ringraziando di un dono
così grande. Poi è arrivata l’estate – quando ho di solito un po’ più di tempo
per leggere – e la lettura di alcuni testi mi ha scosso e motivato a scrivere.
Nel frattempo, avevo vissuto delle esperienze educative in oratorio con
l’attività estiva, su Facebook in dialogo con alunni, ex-allievi, oratoriani e
le significative giornate alla GMG. Questo mix mi ha spinto a mettere su carta
il mio viaggio nelle “Terre dell’Educazione”, luoghi per nulla fantasiosi ma
quotidiani.
Da salesiano cooperatore, con quali sfide educative ti confronti quotidianamente?
Una tra le più importanti sta nel far
fiorire relazioni significative anche quando all’inizio ci possono essere
diffidenze e contrasti. Ma anche i nuovi media digitali, che sono preziosi e
non vanno demonizzati, ma esigono che ci sia una comunità di persone in carne
ed ossa entro cui imparare ad usarli bene, che introduca all’alfabeto e alla
grammatica delle autentiche relazioni umane. Educare anche alla valorizzazione
delle difficoltà e delle sconfitte; alla libertà, che non vuol dire arbitrio e
dissipazione; alla riscoperta della speranza, non come mero ottimismo o fatua
incoscienza; non fuggire dal dolore e far comprendere il valore della
sofferenza.
Quali temi affronta nei venti capitoli del libro?
“Nelle terre dell’educazione” cerca di
ricordare al lettore, con semplicità ed efficacia, il segreto che possa ridare
agli educatori nuovo slancio e speranza: uno «sguardo rivolto al cielo, pur
restando con i piedi per terra e le maniche sbracciate al lavoro». Per farlo,
racconto con fatti concreti il valore della vita e della persona, dell’accoglienza
reciproca e della meraviglia, della scuola, dei nuovi media, della comunità e
degli ambienti educativi; ma anche delle relazioni significative, della
libertà, del bene e dell’impegno verso gli altri; non meno importanti,
specialmente oggi, il tema della sofferenza e della condivisione, della fede e
della speranza, della spiritualità, della preghiera, del perdono e dell’amore.

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