Il “cortile
digitale” non soppianta il verde cortile che domina nelle opere salesiane, ma
si aggiunge a quello come nuovo spazio di educazione ed evangelizzazione. Perché,
in quello digitale, pur non essendoci campetti da calcio e aria fresca, ci sono
comunque i giovani.
È un cortile
vasto, quello digitale, che richiede a maggior ragione l’assistenza
dei salesiani e di quanti operano nel settore della formazione dei ragazzi.
Quel che va
arbitrato nel cortile digitale non è certamente una partita di pallavolo, ma la
vita stessa dei nostri ragazzi, con quello che scrivono e condividono, con quel
che commentano, il tempo trascorso tra un click e l’altro, la propria fede vissuta
tra un’immagine e un video.
Nei tradizionali
cortili non accogliamo sempre giovani credenti, ma soprattutto quelli in
ricerca, a volte atei, quelli che credono nella dea fortuna e agli oroscopi, e dicono:
“non è vero ma ci credo!”, quelli che rincorrono la moda dell’ultimo
smartphone...
Quei giovani "pagani" che, nell’insieme, formano il "cortile dei gentili", quel cortile che don Bosco ha messo su per educare ed evangelizzare i piccoli poveri e abbandonati di Torino; ragazzi che ancora oggi hanno bisogno di scoprire il Dio Vero in mezzo a tanti dèi di cui si sono circondati.
Quei giovani "pagani" che, nell’insieme, formano il "cortile dei gentili", quel cortile che don Bosco ha messo su per educare ed evangelizzare i piccoli poveri e abbandonati di Torino; ragazzi che ancora oggi hanno bisogno di scoprire il Dio Vero in mezzo a tanti dèi di cui si sono circondati.
Ecco quanto è attuale la missione salesiana: il "paganesimo formato ragazzo" è sempre
in giro e operante. Ma la missione di don Bosco, oltre che più tempestiva, naviga
anche il mare della Rete. Missione sempre al passo con i tempi.
Antonio Carriero

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