mercoledì 28 luglio 2010

Hogwarts, non solo magia ma vera scuola di vita

Un libro analizza il modello educativo della saga di Harry Potter. La ricerca del Bene insegnata in una piccola società paritetica.

Harry Potter non passa di moda. Le nuove mode letterarie (e cinematografiche) che attingono al mondo del fantasy per catturare il cuore dei lettori, giovani ma non solo, non hanno scalfito la popolarità del maghetto portato sullo schermo da Daniel Radcliffe. Mentre i fan attendono la nuova puntata della saga cinematografica (Harry Potter e i doni della morte - Parte I, nelle sale dal 19 novembre) in Orlando, in Florida, è stato inaugurato il grande parco di divertimenti americano dedicato al più famoso maghetto della letteratura. E qualche settimana fa, a Milano, si è svolto il raduno degli appassionati italiani di Harry Potter. L’evento si è svolto presso l’Oratorio dei padri Pavoniani di Milano, un segnale significativo della "distensione" che è subentrata tra la Chiesa e il mondo magico creato dalla Rowling. Alcuni anni fa alcuni interventi di singoli esponenti del mondo cattolico, perplessi di fronte ai contenuti della saga letteraria e cinematografica, avevano fatto un certo scalpore e fatto parlare di incompatibilità tra il maghetto e il Vaticano.
A smentire questa tesi è anche un libro pubblicato recentemente: Elementi di psicopedagogia nell’antica scuola di Hogwarts. Harry Potter e la magia dell’educazione (Il Cerchio, 10 euro, 64 pag.). L’autore è un giovane studente di teologia, Antonio Carriero, al suo fortunato esordio. Elementi di psicopedagogia nell’antica scuola di Hogwarts è infatti un libro fresco e scorrevole che permette di comprendere interamente la saggezza delle fiabe che, da Chesterton a George MacDonald, da Lewis a Tolkien, è stata trasmessa anche alla Rowling. Negli ultimi anni, infatti, il genere fantasy si è imposto in maniera notevole all’attenzione del pubblico degli adolescenti, Tolkien e Lewis in testa e ovviamente il "fenomeno Harry Potter". È quindi utile interrogarsi sul ruolo pedagogico che le opere di fantasy rivestono nella crescita dei ragazzi; in primo luogo si può affermare che le favole assolvono una funzione di insegnamento morale ed etico e lo fanno senza mai essere esplicite, ma alludendo e divertendo. Dietro le avventure mirabolanti dei vari personaggi si intravede una visione antropologica dell’autrice, che descrive il contesto del mondo attuale portando il lettore da una visione di uomo individualista verso una visione di uomo guidato da valori morali, quali la scelta del bene, il dono, il sacrificio, l’amicizia, l’amore.
Carriero, futuro sacerdote, mette in evidenza tutta la valenza educativa e perfino formativa presente nelle storie della Rowling. Arriva a definire Hogwarts "scuola delle pari opportunità", dove anche la divisa non è segno di omologazione, conformazione o appiattimento, ma è un distintivo di appartenenza ad una determinata scuola. Agli studenti più poveri Hogwarts si cura di non far mancare l’indispensabile, e questo non è tutto: sembra quasi che Hogwarts sia la scuola (che tutti vorrebbero) che cerca di dare qualsiasi tipo d’aiuto nei limiti del possibile: «...e si accorgerà anche - dice Silente a Lucius Malfoy - che a Hogwarts chi chiede aiuto lo trova sempre» (La Camera dei Segreti).
Infine, Hogwarts offre l’opportunità di fare esperienza della comunità, ovviamente dopo quella famigliare. Una micro-società, per dirlo in termini sociologici. Una comunità che non annulla il singolo studente, sicché ogni allievo non vive all’ombra della sua Casa o di un gruppo; ma ciascun studente riveste un posto particolare all’interno della scuola. Non solo gli studenti, ma anche i professori e il personale. Una micro-società è sicuramente piccola rispetto ad una macro-società, ma non diversamente da quest’ultima anche la micro ha tutto ciò di cui ha bisogno per essere definita vera e propria società. Hogwarts è strutturata così bene, in tutti i sensi, che può davvero ritenersi autonoma dal Ministero della Magia. Infatti non è il Ministero che mette il suo naso negli affari di Hogwarts, ma ad occuparsene è la grandiosa competenza del Preside, Albus Silente. Dunque, la realtà secondo cui ogni singolo studente o professore è indispensabile per tenere in piedi la comunità, ce lo rammenta Harry rivolgendosi ad Hagrid, al termine del secondo libro: «Hogwarts non esiste senza di te!». Poche battute che esprimono nella sua totalità il vero senso dell’essere comunità: non il semplice stare insieme, ma l’essere per l’altro. Non tutto, naturalmente, è rose e fiori, ma anche questo è essenziale ad una crescita autentica dei protagonisti, in un’opera come quella della Rowling che non è azzardato definire un modernissimo romanzo di formazione. Questo è inevitabile in una scuola convitto come Hogwarts, frequentata da ragazzi e ragazze di età e sensibilità differenti. E tante volte, non possiamo negarlo, questo è alla base di scontri e antipatie tra alcuni studenti, perché aprirsi all’altro, accoglierlo con i suoi limiti e le sue idee è un po’ scomodo, ed è all’origine di fenomeni negativi come il bullismo. Alla luce di tutto questo, secondo l’opinione dell’Autore, si rivela tutto il valore dell’opera della Rowling, che è fiaba, che è divertimento, ma è anche letteratura di valore. La grandezza del mondo di Harry Potter sta nel rappresentare non solo un’evasione letteraria per lettori stanchi delle brutture quotidiane, ma anche un modello di vita, la rappresentazione di un mondo a cui aspirare, dove c’è il Male ma questo non è certo presentato come un’ideale da perseguire, e dove si cerca di diventare grandi, maghi e streghe esemplari, capaci di usare la magia ma anche a saperla controllare, per il bene di sé e degli altri. Questo breve saggio visita i territori della fantasia di Hogwarts con il cuore e con la mente facendone gustare al lettore timori e perplessità e aiutandoci a comprenderla interamente.

© La Provincia - Paolo Gulisano

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